Orange Fiber vola in America

Mi ero ripromessa di scrivere tutto, e, dopo 92 frenetiche ore, finalmente rimetto in ordine idee ed appunti per raccontare della prima volta di Orange Fiber in America, e della nostra partecipazione alla missione USACamp organizzata dall’associazione ItaliaCamp.

L’avventura inizia il 26; mi sveglio a New York alle 8 locali, le 14 italiane, pronta ad una giornata indimenticabile: quella della presentazione di Orange Fiber sul trading floor di Wall Street. Giusto il tempo di tirare su l’oscurante della camera e scopro una città vestita di neve. Raggiungo l’evento di benvenuto della delegazione italiana al 630 di Fifth Avenue, nei locali dell’ENIT (Agenzia Nazionale Italiana per il turismo) e trovo un’energia altissima. Gli startupper, i giornalisti e tutti i presenti sono qui per parlare di una nuova Italia, un Italia che innova, anche attraverso il turismo, una che guarda ai giovani, all’hi-tech e alle donne per invertire la tendenza e dare nuova vita al paese.

Finito l’evento ho modo d’incontrare una designer specializzata in tessuti innovativi, che mi aveva contattata prima del viaggio per esplorare insieme possibili sviluppi nel mercato USA di Orange Fiber. Poi di corsa in hotel per un cambio abito, giusto in tempo per afferrare un taxi al volo e raggiungere la Borsa di New York. La città al tramonto offre uno spettacolo mozzafiato: il palazzo di vetro delle UN, il ponte di Brooklyn, la skyline illuminata… È guardando questo scenario che mi rendo realmente conto dei progressi che il nostro progetto ha fatto da quando era poco più di un’idea folle spiegata in 20 slide: creare tessuti sostenibili e vitaminici dagli scarti di agrumi. Penso all’esperienza di Changemakers4EXPO e alla forma che ha saputo dare al progetto; ripenso all’incontro con Salvo poco prima dell’inaugurazione di WCAP Catania e la propulsione che il team dell’acceleratore ha dato alla nostra idea. Ricordo la vincita contestuale di Alimenta2Talent e di ReFashion dell’associazione3040 e ai mille viaggi e telefonate tra Milano e Catania per trasformare il nostro sogno in una realtà industriale. Ogni progresso, ogni sfida, ogni premio, hanno contribuito a far si che io sia qui oggi – purtroppo senza Adriana che segue da Milano gli sviluppi burocratici della s.r.l. appena costituita – a presentare la nostra idea, uno tra gli esempi d’innovazione del roadshow ItaliaCamp, grazie anche alla sponsorizzazione della Sicilian Venture Philanthropy Foundation.

Presa da mille pensieri arrivo a Wall Street ed entro nel New York Stock Exchange: l’effetto scenografico della sala dove si terranno gli elevator pitch è fortissimo; la platea è piena di persone, soprattutto investitori, e, a giudicare dallo sguardo pieno di passione degli altri startupper lì per presentare le loro idee, dovrò mettercela tutta per far spiccare Orange Fiber. Quando mi chiamano il cuore salta un paio di battiti, ma una volta raggiunto il palco tutto fila liscio, grazie anche al grandissimo Riccardo Luna. Ma non c’è tempo di riprendere fiato, si deve correre sul Trading Floor a suonare la campanella per il primo barcamp a Wall Street, peraltro organizzato da un’associazione italiana e accolto da Kenneth Adams, Commissario per lo Sviluppo Economico dello Stato di New York. Arrivato il momento, presento i nostri tessuti vitaminici e sostenibili da sottoprodotti agrumicoli agli investitori interessati e appena finisco inizia lo scambio di biglietti da visita e manifestazioni d’interesse. La presentazione è stata un successo, e come dico alla giornalista del TG1 che mi intervista “È proprio un sogno americano che si realizza!”.

Il 27 febbraio, ancora carichi di adrenalina per la serata passata alla borsa di New York, sono tra gli ospiti del Centre for Social Innovation per il Global Executive Seminar sull’Innovazione sociale. La mattinata trascorre interessante con spunti e confronti tra il sistema educativo americano, dove pubblico e privato sono in concorrenza per offrire il miglior servizio possibile agli studenti, e quello italiano, che si trova nella condizione di sostituire l’idea di ‘bisogna studiare per trovare un lavoro’ con quella di ‘studiare per crearsi un lavoro’. A fine mattinata, giovani imprenditori sociali presentano le loro storie; quella che mi colpisce di più è sicuramente Shoot4Change, una no profit che ha dato via al fenomeno del crowdphotography, ovvero la copertura fotografica (realizzata da cittadini e professionisti) di eventi con rilevanza sociale e umanitaria, in modo da dare spazio e attenzione a temi altrimenti trascurati dai media “profit”.

Finalmente arriva il 28, ultimo giorno della mia avvemtura a ItaliaCamp, in cui è prevista nuovamente una presentazione di Orange Fiber al Global Executive Summary sul Made in Italy, nella sede delle Nazioni Unite. Per me, che ho studiato Cooperazione Internazionale e lavorato con UNDP al Cairo, poter parlare del mio progetto di imprenditoria sostenibile proprio in questa sede è la dimostrazione che quando ci si impegna con dedizione e passione, nessun obiettivo ci è precluso. In questa sede, così carica di valori universali, cercheremo di parlare di quelli che ci hanno spinte a creare Orange Fiber: sostenibilità ambientale e sociale, oltre allo sviluppo economico che si traduce in opportunità di sviluppo per i territori e per le persone. Si parla di valorizzazione del Made in Italy nei mercati esteri, delle possibilità offerte dal padiglione Italia di Expo2015 e delle criticità del sistema Italiano, tenendo pur sempre un tono positivo e di fiducia nella ricrescita basata sui punti di forza del paese. Il momento più carico di emozione è sicuramente quello dedicato agli storyteller come me, scelti per raccontare le loro storie e proporre i loro progetti come esempio dell’Italia che ha voglia di innovare. Le eccellenze del Made in Italy sono ben rappresentate: si parte dal design d’interni con Design-Apart e si passa a noi, fashion & food, per poi parlare di meccanica con Landi Renzo, di energia dalle onde marine, di dessert d’alta gamma con Divino e di baby sitter on-demand con Le Cicogne. La giornata si chiude con il racconto dei ragazzi della scuola superiore Archimede di San Giovanni in Persiceto, che vogliono puntare sull’ utilizzo delle tipicità alimentari Emiliane per offrire solidarietà e fratellanza ai bambini meno fortunati, emozionando tutta la platea. Lunghi applausi chiudono la sessione, e il mio ItaliaCamp finisce così, alle Nazioni Unite, a parlare d’Italia in compagni di ragazzi e ragazze che come noi credono che per un paese migliore si costruisca trasformando i propri sogni in impresa, con sacrificio e voglia di innovare, attingendo a quell’immenso capitale culturale, umano, di tradizioni e sapere di cui la nostra terra è ricca.

Ringrazio tutte le persone e le coincidenze che mi hanno portata qui oggi a presentare la nostra idea e voglio dire a tutti quelli che hanno un sogno da realizzare o che si sentono alla ricerca di un obiettivo da perseguire di non mollare. La chiave del nostro successo è stata cercare di migliorare la nostra vita e quella degli altri, mettendo passione e dedizione in ciò in cui crediamo, senza lasciarsi intimorire dalla complessità ma affrontandola un passo alla volta. Se sarete tenaci – e un po’ fortunate – come noi, incontrerete sul vostro percorso tante persone disposte a credervi e aiutarvi a realizzare ill vostro progetto. Enrica Arena, co-founder di Orange Fiber